Di Gabriel:

Mesto apprendo quel dolore d’un fascino letale
cui mi soffermo evidenziandone il supremo male.
Come la freccia che la corda tende e scocca
Nasce e muore il cuore, suo bersaglio, che con sguardo tocca.
Divengo notte e ombra per chi audace posa gl’occhi sui miei,
Vagando, attaccato al sentimento che più ci lega agl’alti Dei.

Tremar non dovete poiché un vostro respiro è già mio
E se la notte è fredda è perché al fianco vostro ci son io
Che mi nutro del caldo amore che emanate sotto le coperte
assaporando il succo delle vostre mani aperte.

Se dell’Amore che persi voi siete la stella che riaccende,
Dando vita, al nuovo giardino ove vi coglierò senza raggiri,
privatemi allora del sogno che rimarrà realtà tendendomi
la mano fautrice del legame che il nostro futuro attende.