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raldica, l'arte che studia e insegna a comporre gli stemmi, deriva dal termine “araldo”, che nel età di mezzo stava ad indicare il paggio o il messo che aveva il compito di riconoscere gli stemmi caricati nel drappo dei vessilli dei cavalieri o dei vari corpi militari.
L'araldica, contrariamente a quanto siamo soliti pensare, non nasce per esibire dei segni vanagloriosi di nobiltà e di privilegio, ma per pura necessità. Nel medioevo era infatti assolutamente indispensabile poter distinguere in mezzo a una battaglia la parte nemica e la propria. Inizialmente gli stemmi erano utilizzati solo dai corpi in militari con divisioni molto semplici (es. Italiani in azzurro, Tedeschi in oro e nero, Inglesi in rosso ecc…). Si capì ben presto però che era necessario un metodo per poter distinguere anche i vari cavalieri che componevano l’esercito, per poter premiere i meritevoli che si distinguevano per coraggio, o per schernire quelli che evitavano la lotta per codardia. Si disegnarono allora dei particolari segni distintivi per ciascun paladino, il quale da quel momento sarebbe stato identificato per mezzo delle insegne che portava nel suo scudo, sull'elmo come cimiero, sulla sopravveste e sulla gualdrappa del proprio cavallo.
L'araldica, che è giunte fino a noi, traccia sugli scudi rappresentazione di animali, corpi celesti, figure mitologiche, piante, croci ed un'altra infinità di figure, chiamate appunto “figure araldiche”. Ma inizialmente la divisione di uno scudo e le sue immagini erano molto più semplici di quelle a cui oggi siamo abituati.
L'arme, vale a dire lo scudo araldico, era diviso in pezze così definite: la fascia, il palo, la banda, la sbarra, la croce, il decusse, la pergola, lo scaglione ed il capo (vedi fig.1); pertanto non si utilizzavano ancora le “figure araldiche”.
Successivamente altre figure si aggiunsero a quelle in uso e si cominciò a fare ricorso alle “partizioni” o divisioni del campo dello scudo, con il partito, il troncato, il trinciato, il tagliato, l'inquartato, l'inquartato in decusse, l'interzato in palo, l'interzato in fascia, il controinquartato, mentre le pezze che caricano tutto il campo dello scudo si chiamano “partizioni onorevoli”, quali il palato, il fasciato, il bandato e lo sbarrato.
Nel tempo i cavalieri incominciarono a porre nel proprio scudo anche le insegne catturate al rivale o i segni della vittoria quali, ad esempio, la figura della torre, conquistando le mura di un castello o la figura della scala che era servita a salire sugli spalti per espugnare la rocca o il biscione che era l'insegna del nemico vinto in battaglia.
Da quel momento in poi le figure araldiche diverranno numerosissime. Nacque addirittura una scienza collaterale all’araldica: il “blasone” o “blasonatura”, la disciplina che insegna a comprendere il significato degli stemmi e a descriverli secondo le terminologie araldiche. Questo nome deriverebbe dal verbo tedesco “blasen”, ossia il suonare del corno per chiamare a raccolta i cavalieri che partecipavano al torneo.
A questa disciplina dobbiamo la suddivisione ufficiale dello scudo in 11 punti, necessari per un giusto studio della posizione delle varie raffigurazione dell’arme, che sono: A cuore; B capo; C punta; D fianco destro; E fianco sinistro; F canton destro del capo G canton sinistro del capo; H canton destro della punta; I canton sinistro della punta; L posto d'onore; M ombelico.
Tornando al discorso delle figure araldiche, esse aumentarono di numero a tal punto, che fu necessario suddividerle in alcune sotto categorie: figure araldiche, figure naturali e figure ideali.
Per “figure araldiche” si intende le partizioni e le pezze onorevoli e araldiche.
Per “figure naturali” si intende, invece, tutte quelle raffigurazioni che sono tratte da una scienza, quali la flora, la fauna, l'astrologia, la meteorologia o da un'arte o mestiere.
Per “figure ideali” si intende, infine, quelle tratte, ad esempio, dall'angiologia o dalla demonologia, chiamate anche figure chimeriche in quanto riproducono figure fantastiche o mostruose, quali i draghi, i demoni, gli unicorni, le sirene, i grifoni.
L’ arme nato come mezzo di identificazione tra le classi guerriere, comincio ad essere usato dall’anno 1000 in poi sui sigilli che servivano ad autenticare documenti e la pratica di usare simboli araldici come riconoscimenti, presto si diffuse tra i cittadini, governi municipali, corporazioni di artigiani e nella Chiesa.
Gradualmente le armi divennero ereditarie e si cominciò ad utilizzarle anche nella vita pubblica-privata. Tanto che dopo la loro scomparsa dai campi di battaglia, rimassero profondamente radicate nella cultura e nelle tradizioni della società europea.
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